
tre donne, abito lungo e sfondo scuro. le due piu' anziane in piedi, quella piu' giovane seduta davanti a loro. non c'e' sorriso nei loro occhi. si legge sul viso di quella piu' giovane un'espressione di rassegnazione; disperazione e' invece negli occhi della donna in piedi sulla sinistra nella fotografia, quella che appoggia la mano sullo schienale della sedia. il viso di quest'ultima, anche se rotondo e pieno di salute, sembra quasi pronto al pianto. seria e consapevole che qualcosa di triste e irreparabile sta succedendo la terza, piu' magra e asciutta.
dalle mani, piu' ancora che da quel dolce viso, si capisce che quella seduta e' poco piu' che una bambina, mani bianche e innocenti abbandonate sul grembo.
chi sa se questa fotografia, scattata in uno studio fotografico all'inizio del secolo - quando vedere la propria immagine stampata era un avvenimento - e' stata fatta prima o dopo il "momento della verita' "?
la tubercolosi era il male di quegli anni e chi ne veniva colpito aveva pochissime speranze di venirne fuori; non tutti potevano permettersi cure e medicine che, per lo piu', non guarivano, ma allungavano soltanto un po' una vita di sofferenze.
sembra impossibile, ma e' proprio ad una breve vita di sofferenze che e' condannata quella ragazza dai capelli biondi che ci guarda con aria smarrita.
probabilmente il giorno in cui e' stata scattata questa fotografia, qualche ora prima o qualche ora dopo, e' anche il giorno che ha segnato piu' profondamente e dolorosamente l'esistenza di due di queste donne.
cio' che all'inizio e' solo una paura, intiepidita dalla speranza e dalla fede di chi crede in Dio, diventa alla fine di quella giornata una tremenda certezza: anche in quella casa ha fatto ingresso il "grande male".
allora, come del resto ancora oggi, i medici migliori, gli specialisti, si trovavano in citta' e la citta' era spesso lontana e difficile da raggiungere. un po' a piedi, un po' sul carro o "cartoun" o con la corriera, quello che oggi e' un viaggio di un'ora, era a quei tempi un tragitto di un giorno e forse piu'.
in citta' si trovava magari alloggio presso qualche amico o parente che li' viveva e/o lavorava. quasi tutte le famiglie in paese avevano, chi una balia chi un brintatore (brindou) che si era trasferito a Torino.
e cosi' le nostre "protagoniste", madre e figlia (Domenica detta Momo Grisa e Clementina detta Tina) ottengono un consulto medico, tanto desiderato quanto temuto e si recano a Torino. sono ospitate dalla cognata della prima (Caterina) che si e' sposata con un medico e qui vive.
e' forse l'ultima occasione che hanno tutte e tre' per stare insieme! perche' non immortalare questo momento?
la malata e' la giovanissima Clementina, di soli quindici anni.
il medico la visita e ad un certo punto alza gli occhi verso la madre, che sta osservando. Clementina non vede il gesto che il medico fa con la testa in direzione di sua madre... questo gesto e' un "NO" e significa che non c'e' piu' nulla da fare.
quale pugnalata alla schiena questa verita', come se fosse il mondo che ti crolla addosso! quale dolore per una madre!
ma fin che c'e' vita c'e' speranza e poi... sono tanti i Santi in Paradiso e poi... ci sono le preghiere!
inizia cosi' un calvario di cure inutili; in un primo tempo solo medicine, ma quando il fiato comincia a mancare anche l'ossigeno.
di giorno in giorno, sempre peggiorando, si arriva alla festa di Sant'Antonio... e' pure l'onomastico di suo padre e Clementina non se n'e' scordata... non appena lo vede gli fa gli auguri.
forse quello stesso giorno, il medico che la cura e' venuto a visitarla ed ha constatato che "la candela sta per spegnersi". e' inutile continuare a lottare e a negare l'evidenza; tanto vale convincersi che il destino e' quello e contro il destino nulla si può fare! non ha senso andare avanti con le medicine e l'ossigeno... vuol solo dire allungare la sofferenza della malata!
queste sono le parole che Momo Grisa sente dal medico.
...ed ecco che a Tina manca l'aria, non riesce a respirare. sua madre e' combattuta, chi deve ascoltare? il medico o sua figlia? la testa o il cuore? la ragione o l'amore?
Momo Grisa non si muove e straziata sente la figlia che continua a chiedere l'ossigeno... ma l'ossigeno questa volta non arriva.
"ah Momo, Momo crudela! (oh mamma, mamma crudele!)". queste parole, forse le ultime che Clementina ha detto, sono parole che Momo Grisa non riuscira' piu' a dimenticare!
Quante volte la mia Nena mi ha raccontato questo episodio, a sua volta a lei raccontato dalla suocera (e cioe' da Momo Grisa in persona). Sembra una commedia, un daramma di Ibsen... e invece e' tutto vero!
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